Categoria: News

Il dono dell’obliquità

Il dono dell’obliquità

Parlare di Guerra e Pace è sempre banale; solo i grandi artisti se lo possono permettere sembrando sani di mente, magari un po’ sognatori, sì…

Non c’è mai solo guerra e nemmeno solo pace: in qualche parte del mondo alcuni si vanno combattendo, in qualche parte altri vivono in pace, felici almeno in quello…

Persino dove c’è guerra c’è, anche, incredibilmente pace: un mio caro amico ha vissuto dieci giorni in Ucraina, come operatore cinematografico, per un progetto della comunità europea a sostegno alle attività mediche. Stava a L’viv, Leopoli per noi: lì c’è la pace anche se stanno in guerra. La gente la sera va nei locali, giustamente si diverte ed è, quasi, felice, non fosse per la Russia… parola indicibile che è diventata tabu.

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Diamanti

Diamanti

Un film meraviglioso: “Diamanti” di Ferzan Özpetek | con Paola AndreoniDa bambino desideravo un potere assoluto: affettivo, intellettivo e materiale; andando avanti nel tempo mi sono reso conto di quanto sia frivola questa posizione. In particolare ne ho preso atto una domenica pomeriggio discutendo con il mio maestro (Sandro): io sostenevo con calore che tutti vogliono essere al centro dell’attenzione ed egli replicava di non nutrire per niente questo desiderio, contraddicendo un’evidenza eclatante perché egli era – realmente – al centro delle attenzioni di molti. Dal disorientamento iniziale alla comprensione il passo fu (abbastanza) breve per fortuna… L’ulterione consapevolezza comportò la rinuncia alle fantasie onnipotenti e fu una conquista incerta e lenta.

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Un caso del genere

Un caso del genere

La mia professione è la psicoterapia.

Spesso, tra un racconto ed un altro della propria esperienza di vita, i pazienti che si sentono un po’ in intimità con me, per la durata del trattamento o per avere letto qualcosa di mio, mi propongono questioni estranee alla terapia almeno in apparenza: si può trattare di un film di cui si parla, di un libro premiato o di un fatto di cronaca particolarmente rilevante.

Nella scorsa settimana è accaduto che una persona mi abbia posto la questione di un fatto di cronaca emerso con vigore: la sentenza del Tribunale nei confronti di Filippo Turetta. In particolare, segnalava il proprio turbamento di fronte alla violenza dell’opinione pubblica che si era scatenata nei confronti dei giudici – colpevoli di non aver riconosciuto alcune aggravanti nel crimine –; e nei confronti dell’avvocato difensore per il fatto di avere accettato la difesa del “mostro”.

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Parthenope

Parthenope

Parthenope, una delle tre sirene, era figlia di Forco, divinità marina. Si dice fosse bellissima – insieme alle due sorelle – e dotata di una voce splendida, che però non fu sufficiente per superare l’arte di Orfeo o per sedurre Ulisse. A causa di questo fallimento si suicidò, insieme alle altre due, gettandosi in mare. Il suo corpo trasportato dal mare giunse vicino alla foce del fiume Sebeto, che bagnava Napoli, nel luogo in cui ora sorge Castel Dell’Ovo. A Napoli Parthenope fu venerata come dea protettrice e le sue qualità seduttorie si trasferirono alla città che l’aveva assorbita: la bellezza carnale e la virtù del canto, insieme a qualcosa di profondamente indescrivibile.

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La ragazza sul divano

La ragazza sul divano

Stiamo attraversando un periodo di particolare insicurezza: sarà conseguenza delle pandemie, delle guerre e dei genocidi, degli hater professionisti e improvvisati, delle avidità deliranti… tant’è.

In questa attuale società liquida tutto è messo in discussione: dall’identità sessuale, all’identità politica, all’identità pura e semplice. Anche i ruoli sono meno chiari: chi insegna? chi apprende? chi fa rispettare la giustizia? chi rispetta la giustizia? chi racconta cosa sia la giustizia? individuale e sociale.

Le più banali certezze sono scomparse e, ironia dell’inconscio sociale, più i politici di destra e gli animi reazionari si ostinano a gridare lo slogan Dio, patria e famiglia e più questi valori si frantumano.

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